Teresa de Cepeda y Ahumada è nata il 28 marzo del 1515, la sua famiglia di hidalgos dediti da generazioni al commercio dei panni e delle sete. Teresa vive ad Avila tutta la sua giovinezza ricevendo l'educazione e l'istruzione adatte ad una fanciulla del suo rango. Impara a leggere, a scrivere e ad accudire alla casa. Mai conobbe il latino e la sua istruzione non supererà neppure negli anni della maturità quella di una persona comune del suo tempo.
Teresa si fa monaca carmelitana nel monastero dell'Incarnazione d'Avila il 2 novembre 1535. Ha vent'anni. Comincia a vivere quel dualismo di tendenze e sentimenti che per circa vent'anni le faranno sentire da un lato l'attrazione della vita e dei suoi affetti e dall'altra il richiamo di Dio, così mirabilmente narrato nella Vita.
Teresa si fa monaca carmelitana nel monastero dell'Incarnazione d'Avila il 2 novembre 1535. Ha vent'anni. Comincia a vivere quel dualismo di tendenze e sentimenti che per circa vent'anni le faranno sentire da un lato l'attrazione della vita e dei suoi affetti e dall'altra il richiamo di Dio, così mirabilmente narrato nella Vita.
"Il mondo invisibile dell'anima dove le facoltà dell'uomo si muovono e agiscono e si elevano ad un altro mondo misterioso, Angelico e Divino, inondato di luce. Teresa si muove su tre piani, quello della realtà visibile ed esteriore, quello della realtà interiore e quello non meno vero della realtà invisibile. I tre mondi si fondono, si compenetrano, sono sempre presentei in Teresa, l'uno non può esistere senza l'altro ed ognuno acquista dall'altro vero significato e spiegazione. A questo movimento di piani verso l'alto corrisponde verso il basso quello del peccato.
Ma Teresa fa di esso soltanto il contrappunto moraleggiante, a volte grottesco se non burlesco della sua sinfonia divina. Teresa ha conosciuto la tentazione, per cui del mondo inferiore non possiede che ecleggiamenti e la voce che nasce dall'ammonimento morale. Non vi è in lei la passione di ciò che è stato vissuto, ma solo il timore di cadervi. Ed il mondo demoniaco, conseguenza del peccato, è popolato di figure gruttesche, con tanto di corna e di odor di zolfo. (...) Quando Teresa è dichiarata indemoniata persino dai direttori spirituali, la sua tragedia non nasce tanto dal fatto che il demonio operi in lei, quanto piuttosto dall'angoscia che non sia Dio che operi o che si manifesti. Ella è quindi sempre ed unicamente rivolta a Dio, ed Egli è in lei nel duplice aspetto dell'amore, nella presenza e nell'assenza. (...) L'altro mondo di Teresa, quello dell'anima, è indubiamente il più complesso, non solo perchè congiunge il mondo umano con quello divino, i quali per mezzo suo così comunicano, ma anche perchè li accoglie in sè. E Teresa ancora una volta lo rivela con parole esatte, ma non scientifiche, preferisce sempre la spiegazione e la descrizione dirette, si uiuta con paragoni semplici, ma efficaci, creando nuove immagini metaforiche. (...) Nell'anima vive la vera umanità dell'uomo, ma anche nell'anima vive lo spirito divino. E Teresa scopre questa verità, studiando il processo dell'orazione mistica. Per farlo ha dovuto innanzi tutto inoltrarsi nello studio della psiche, scinderne i vari elementi, considerarli ognuno in sè, analizzare ogni loro tendenza, proprietà, capacità ed azione, nelle loro più sottili manifestazioni."